Le falde corrispondenti a quella che fu la zona marginale del paleocontinente europeo sono dette Elvetidi e sono costituite da sedimenti mesozoici e cenozoici che si erano depositati in corrispondenza della piattaforma continentale. Queste falde affiorano soprattutto nella parte esterna delle Alpi occidentali dove ricoprono il basamento sialico del vecchio continente europeo che oggi affiora in modo discontinuo nei massicci dell'Argentera, del Pelvoux-Belledonne, del Monte Bianco e dell'Aar-Gottardo.

Le falde del continente paleoeuropeo furono quindi ricoperte dai terreni che si erano accumulati nella geosinclinale del bacino piemontese-ligure e che erano stati spinti verso nord dal paleocontinente africano. Questi terreni, unitamente alle rocce basaltiche che costituivano il fondo della geosinclinale, formano le Pennidi (così chiamate dalle Alpi Pennine dove appaiono molto estese). Le Pennidi furono, a loro volta, ricoperte dalle falde del continente africano che ne hanno provocato lo sprofondamento. In seguito a questo abbassamento, le rocce si vennero a trovare in zone interne della terra in cui le elevate temperature produssero il loro metamorfismo. La falda pennidica è infatti caratterizzata anche dalla presenza di un buon numero di rocce scistose fra le quali le ofioliti, o pietre verdi, derivate dal metamorfismo delle effusioni basaltiche del fondo della geosinclinale.

La parte corrispondente al bordo del continente paleoafricano è stata quindi sospinta sulle Elvetidi e sulle Pennidi, subendo deformazioni assai più evidenti di quelle che hanno interessato il continente europeo e raggiungendo, soprattutto sul lato orientale delle Alpi, la zona più esterna. Qui le falde sovrascorse del vecchio continente africano coprono completamente i terreni della geosinclinale, i quali affiorano solo in due zone messe allo scoperto dall'erosione, chiamate rispettivamente «finestra della Bassa Engadina» e «finestra degli Alti Tauri».

Non tutta la parte corrispondente al bordo del paleocontinente africano è sovrascorsa sui terreni sottostanti. La porzione sovrascorsa è rappresentata da un insieme di falde chiamate Austridi, mentre la frazione che non si è accavallata sulle falde già posizionate corrisponde alle cosiddette Alpi calcaree meridionali, una serie di catene montuose che comprende, fra le altre, le Dolomiti.

Mentre ad est si formavano le Alpi, ad ovest si andavano costituendo, sempre a seguito dell'accavallarsi di falde di ricoprimento, gli Appennini nei quali tuttavia non sono rappresentati tutti i componenti dell'edificio strutturale alpino. Negli Appennini mancano infatti la parte esterna delle Pennidi e tutte le Elvetidi mentre sono presenti i terreni corrispondenti alle porzioni interne della geosinclinale e le Austridi.

Il carattere strutturale incompleto degli Appennini, rispetto a quello delle Alpi, è stato acquisito posteriormente alla formazione delle due catene. I terreni corrispondenti al bordo del continente paleoeuropeo si trovano infatti sotto il mare, dove sono finiti in seguito allo sprofondamento tettonico causato dalla rotazione a cui sono stati sottoposti gli Appennini dopo la loro nascita.

Inoltre, passando dalle Alpi agli Appennini, si nota una profonda diversità nei rapporti fra le falde delle Pennidi e quelle delle Austridi. Mentre sulle Alpi, come si ricorderà, le falde delle Austridi appaiono sovrascorse su quelle delle Pennidi, negli Appennini si nota esattamente l'opposto, ossia l'accavallamento delle coltri di ricoprimento delle Pennidi su quelle delle Austridi. Ciò è dovuto al fatto che nella zona appenninica dell'orogenesi, si è verificata la subduzione (sottoscorrimento) del bordo del continente africano sotto la falda pennidica. Questo fatto ha comportato anche una diversa localizzazione del metamorfismo in seno alle rocce delle due catene montuose. Nelle Alpi, infatti, sono state metamorfosate le formazioni pennidiche, mentre sugli Appennini risultano metamorfosate le formazioni austridiche.

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